Trote native

15 Ott , 2025 - Vari

Trote native

“Hai preso qualcosa?” “Solo trotelle!”.

Quante volte avrete sentito conversazioni di questo tipo? …Solo trotelle.

Ma, molto spesso, i pesciolini di quel torrentino sperduto fra i monti sono il risultato di migliaia di anni di adattamento a quello specifico habitat e sono le ultime rappresentanti di una specifica genìa denominata trota mediterranea.

Per molto tempo la presenza e la natura di questa stirpe è stata incerta e solo con l’irruzione sulla scena biologica della genetica a costi accessibili si è potuto fare maggior chiarezza: le trote native dei corsi d’acqua della penisola sono diverse da quelle continentali e la specificità non è limitata a forme geograficamente identificate come Salmo marmoratus (trota marmorata), Salmo fibreni (carpione del Fibreno), Salmo macrostigma, ecc.

In realtà, tutte le trote native della penisola italiana hanno iniziato a differenziarsi da popolazioni anadrome del mediterraneo alla fine dell’ultimo massimo glaciale mentre quelle del resto d’Europa hanno avuto origine atlantica.

Semplificando al massimo, alla fine dell’ultima glaciazione il livello e la temperatura del mare si sono innalzati isolando le popolazioni di ogni singolo fiume che, non avendo più scambi genici con le altre, hanno iniziato un lento processo di speciazione.

Processo, del resto, non ancora terminato tanto che le trote mediterranee sono interfertili con le trote di ceppo atlantico. 

Quindi ogni fiume, compresi i suoi affluenti, aveva in origine la propria specifica popolazione di trote native diversa da tutte le altre. “Aveva” perché decenni di immissioni sconsiderate hanno purtroppo in molti casi diluito il patrimonio genetico attraverso innumerevoli ibridazioni.

Eppure, qualcosa anzi molto, si è salvato. Grazie al lavoro dell’amico Pierpaolo Gibertoni e del suo Team, oggi sappiamo che in molti corsi d’acqua dello stivale nonostante le immissioni, le dighe, i prelievi idrici, il bracconaggio, ecc. popolazioni riproduttive di trote native resistono e persistono praticamente in ogni regione.

È nostro preciso dovere di pescatori protegge e difendere tali popolazioni residue. In molte valli sono stati avviati progetti di conservazione e riproduzione del ceppo locale di trota mediterranea ma a questi andrebbero affiancate iniziative di tutela degli ecosistemi fluviali.

Ripristinando la continuità fluviale, abbattendo dighe, briglie e sbarramenti inutili che impediscono la naturale migrazione riproduttiva di questi splendidi pesci selvatici. Combattendo poi attivamente l’inquinamento delle acque ed il bracconaggio. Insomma, divenendo parte attiva nella difesa della biodiversità ittica.

Coraggio, ce la possiamo fare!

Alberto


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