Finché ho pescato a mosca “occidentale” sono stato ossessionato dalla bollata, cioè dal movimento della trota (del temolo o altro ancora) che rompe la superficie dell’acqua per ghermire la mosca (naturale o artificiale che sia). Tutt’oggi la mangiata a galla mi suscita un’emozione, ma la pesca a Tenkara mi ha introdotto a piaceri nascosti e più raffinati: se un tempo raggiungevo l’acme dell’eccitazione alieutica di fronte al “bacio” di un temolo alla mia mosca secca, oggi il piacere sublime lo scorgo appena sotto la superficie dell’acqua.
Ma sì, alla fine la bollata delle trote è così volgare… una frettolosa e rumorosa manifestazione d’irruenza. Molto meglio godersi la naturalezza del comportamento alimentare indotto da una mosca sommersa! Avete mai osservato una grossa trota che afferra una Kebari tre dita sotto la superficie? Mentre la nostra generosa mosca viaggia verso valle leggermente sommersa la trota si materializza dal nulla, nuota con calma verso il suo boccone, si gira su un fianco e delicatamente lo “coglie” senza nutrire nessun sospetto: non ci sono spruzzi, non un rumore, solo un lieve rigonfiamento della superficie e poi la lotta.
È incredibile come le trote prendano con naturalezza la mosca sommersa, tanto che a volte mi dispiace quasi ferrare e tradire tanta fiducia. È per ritrovare questa emozione che sempre più spesso monto Jun Kebari costruite con materiali naturali e idrofili. I colori che preferisco io e che, pare, preferiscano anche le trote sono il nero, il marrone ed il grigio; corpo in dubbing vaporoso ed hackles di pernice, beccaccia o fagiana. Tutto qui, ma l’efficacia e il piacere sono assicurati!

Alberto